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L’intelligenza emotiva: una competenza chiave nel lavoro e nella vita.

disegni di un cuore e un cervello che si sovrappongono in parte

“Un fatto della psicologia noto a tutti è la relativa incapacità di strumenti quali i voti scolastici e il QI di prevedere in modo infallibile quali individui avranno successo nella vita. E questo nonostante l’aura mistica dalla quale questi strumenti sono circondati” – Daniel Goleman

L’Intelligenza emotiva: per alcuni un ossimoro.

Quando ci si accosta ad un concetto è interessante sondarne l’epistemologia, o lo studio di come si è creata ed evoluta una data conoscenza. Come conosciamo determina anche cosa conosciamo.

Per qualcuno parlare di intelligenza emotiva è come usare un ossimoro, quella figura retorica che accosta due termini tra loro opposti nel significato (es. il rumore del silenzio… il fulgido buio… etc.).

Un termine è l’intelligenza, che si manifesta con l’uso delle facoltà mentali, e l’altro è l’emozione, un’area che coinvolgerebbe le reazioni fisiologiche e il corpo. Anche se le teorie che si sono avvicendate nel tempo hanno chiamato in causa sia la componente fisiologica che quella mentale delle emozioni, nonché le differenze culturali nella loro manifestazione.

Sull’argomento dell’intelligenza emotiva è famoso il libro di Daniel Goleman, pubblicato negli anni ’90.

Sono stati però gli psicologi Peter Salovey dell’Università di Yale e John D. Mayer dell’Università del New Hampshire a coniare il termine in un articolo del 1990.

Il concetto avrebbe un precursore in Howard Gardner con le sue intelligenze multiple.

Un precursore della nozione di intelligenza emotiva è stato lo psicologo Howard Gardner, che ha sviluppato il concetto delle intelligenze multiple, quando gli studiosi nel campo parlavano prevalentemente solo di due tipi di intelligenza, quella linguistica e quella logico-matematica. Gardner introdusse l’idea che ci siano ben più tipi di intelligenza: almeno 7.

Per Gardner le componenti dei test di intelligenza di maggiore interesse scolastico, la capacità logico-matematica e quella verbale, non predicono il successo nella vita di una persona. Possiamo pensare a tutte le abilità che vengono usate e sviluppate nel mondo del lavoro.

Nel suo libro Forma Mentis (1983), affermava: «Ci sono centinaia di modi diversi per avere successo nella vita e moltissime capacità che possono aiutare a farlo». All’inizio del suo lavoro aveva individuato sette tipi di intelligenza fondamentali:

  • verbale
  • logico-matematica
  • spaziale (ad es. dell’artista o dell’architetto)
  • corporea-cinestetica (ad es. fluidità dei movimenti nella ginnastica artistica; sport)
  • talento musicale
  • capacità interpersonali
  • capacità intrapsichiche

Le ultime due forme anticipano le componenti dell’intelligenza emotiva di Salovey e Mayer. Sono le capacità interpersonali (potremmo chiamarle anche “intelligenza sociale”), e le capacità intrapsichiche (potremmo anche chiamarle in vari altri modi, tra cui “autoconsapevolezza”).

Per Gardner 7 era un numero arbitrario, e non esisterebbe un limite ai talenti umani.

Una soft skill chiave per il mondo del lavoro (e non solo) con 4 componenti.

Per Peter Salovey e John D. Mayer (1990) le componenti dell’intelligenza emotiva sono quattro:

  • la valutazione e l’espressione delle emozioni (proprie, verbali e non verbali)
  • il riconoscimento delle emozioni altrui (percezione non verbale, empatia)
  • la regolazione delle emozioni in sé e negli altri
  • l’utilizzazione delle emozioni (ad es. pianificazione flessibile, pensiero creativo, attenzione reindirizzata, motivazione)

Negli ultimi anni le aziende chiedono spesso incontri di formazione sull’area dell’intelligenza emotiva.

Quando chiedo nelle aule quanto le persone siano brave nell’interpretare le emozioni proprie e quelle altrui, in genere la media si posiziona intorno al 6 su 10, non mancando anche i 3 e gli 8. I lavoratori sono molto sensibili e curiosi sull’argomento, e consapevoli che questa abilità, considerata di per sé un’importante soft skill per il mondo del lavoro ma anche per il benessere dell’individuo nel suo contesto sociale e familiare, non è da sottovalutare. E’ per molti vista come importante e difficile da acquisire.

Le 4 componenti di Salovey e Mayer si potrebbero dividere a loro volta in 2 macroaree che riguardano le emozioni degli altri da una parte e le emozioni proprie dall’altra.

Se le soft skill, competenze trasversali importanti e richieste nel mondo del lavoro, riguardano in gran parte le abilità sociali, si vede come l’intelligenza emotiva, considerata da alcuni una singola soft skill, possa essere suddivisa a sua volta in diverse abilità, e ci sia una buona sovrapposizione tra intelligenza emotiva e competenze relazionali.

Intelligenza emotiva ed empatia.

All’interno del mondo dell’intelligenza emotiva, rilevante e fondamentale competenza richiesta nel mondo del lavoro e non solo, possiamo individuare l’importanza dell’empatia. Potremmo definirla come quella capacità di mettersi nei panni degli altri. È una forma di sensibilità umana, un’abilità nell’ immedesimarsi nell’altro.

Può essere riconosciuta e compresa l’emozione e il sentimento dell’altro senza allo stesso tempo provarli a nostra volta. Ma per una buona qualità delle relazioni interpersonali ha una sua indubbia importanza. È tanto importante per il mondo del lavoro che Daniel Goleman ha affermato nel suo celebre libro: “Le persone empatiche sono più sensibili ai sottili segnali sociali che indicano le necessità o i desideri altrui. Le rende adatte alle professioni di tipo assistenziale, all’insegnamento, alle vendite e alla dirigenza”. Aggiungerei che non vedo un tipo di lavoro in cui non impatti positivamente sul benessere delle persone.

Coltivare l’intelligenza emotiva per migliorare il benessere nel lavoro e nella vita.

Riguardo alla questione che assilla molti, il dubbio che, se non si è “portati” non possiamo svilupparla, posso dirvi di non temere. Daniel Goleman ci ha rassicurati che nell’arco della vita, applicandoci ad apprendere e migliorare le nostre abilità dell’intelligenza emotiva, possiamo migliorarle sistematicamente. “Il cervello è eccezionalmente plastico, sempre impegnato com’è in processi di apprendimento. Le eventuali carenze nelle capacità emozionali possono essere corrette” (Intelligenza Emotiva, p. 65).

Non resta che accettare la sfida del miglioramento continuo delle nostre soft skill, a partire dall’intelligenza emotiva, o dalle capacità relazionali che abbiamo visto in buona parte sovrapposte.

Per individuarle e migliorarle ci sono letture interessanti a cui ispirarsi. Tra le abilità sociali, ad esempio, si può leggere il classico libro di Dale Carnegie Come trattare gli altri e farseli amici.

Sulle emozioni anche varrebbe la pena di approfondire, e la bibliografia è ampia. Magari si potrebbe cominciare proprio dal libro di Daniel Goleman, preparati al fatto che ci sono alcuni punti più ostici e tecnici e altri più scorrevoli.

Il primo step è sviluppare la consapevolezza, individuando i nostri punti di forza e le nostre aree di miglioramento, anche individuabili come quelle skill che riteniamo di avere poco sviluppate. Un secondo importante step è quello di creare un piano operativo per svilupparne una alla volta, secondo le nostre priorità.

Giovanni Iacoviello

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